RISARCIMENTO MALASANITA’

RISARCIMENTO MALASANITA’ – SLV

 RISARCIMENTO MALASANITA’

Il medico è responsabile dei danni che provoca al paziente a seguito dell’inadempimento  delle  obbligazioni inerenti lo svolgimento della sua attività professionale. 

La legge che attualmente regola la materia è la n. 24 dell’8 marzo 2017 (legge Gelli).

A livello di risarcimento in sede civile, la legge n. 24/2017 ha introdotto significative modifiche in tema di responsabilità medica: le strutture sanitarie rispondono a titolo di responsabilità contrattuale; mentre i medici che operano a qualsiasi titolo presso una struttura sanitaria pubblica o privata sono responsabili solo per colpa ed ai sensi dell’art. 2043 del codice civile.

Molteplici sono le tipologie di danno risarcibili in conseguenza di responsabilità medica: errata diagnosi, errata terapia, omessa vigilanza. Il diritto al risarcimento si prescrive in 10 anni.

In via generale, i casi di responsabilità medica sono quelli che determinano la lesione alla salute psico-fisica in conseguenza della colpa del singolo medico, della carenza strumentale della struttura sanitaria oppure della mancanza di un valido consenso informato.

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” La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” L’ articolo 32 della Costituzione italiana tutela il diritto alla salute. Chi subisce un danno alla salute ha diritto al giusto risarcimento economico, se ne ricorrono le condizioni.
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    “Sul paziente che agisce per il risarcimento del danno grava l’onere di provare la relazione causale che intercorre tra l’evento di danno e l’azione o l’omissione, mentre grava sulla controparte, struttura sanitaria o medico, l’onere di dimostrare il sopravvenire di un evento imprevedibile ed inevitabile secondo l’ordinaria diligenza” (Cass. civ. Sez. III Ord., 11/12/2018, n. 31966).

    GIURISPRUDENZA RECENTE:

    DIAGNOSI TARDIVA: NATURA GIURIDICA E REGIME DELLA RESPONSABILITA’ MEDICO – CHIRURGICA. In tema di responsabilità medico-chirurgica l’accertamento del nesso causale in caso di diagnosi tardiva (secondo la regola del “più probabile che non”, ovvero della “evidenza del probabile”) si sostanzia nella verifica dell’eziologia dell’omissione, per cui deve stabilirsi se il comportamento doveroso che l’agente avrebbe dovuto tenere sarebbe stato in grado di impedire o meno, l’evento lesivo, tenuto conto di tutte le risultanze del caso concreto nella loro irripetibile singolarità. Adito in tema di malpractice medica il Tribunale di Lecce, sentenza n. 2889/2021 del 26 ottobre 2021, sottolinea, nel suo intervento qui in esame, come la responsabilità della struttura sanitaria, nei confronti del paziente, abbia natura contrattuale con ogni conseguenza quanto al riparto dell’onere probatorio. Tribunale di Lecce, sentenza 26 ottobre 2021, n. 2889

    MALATTIA NEUROLOGICA DA VACCINO SOLO SE IL MALATO DIMOSTRA IL NESSO DI CAUSALITA’.   Colui che lamenta di aver subito una malattia neurologica a causa di un vaccino somministrato diversi anni addietro deve dimostrare il nesso di causalità tra il fatto e il danno secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica. A ribadirlo è la Cassazione che ha nella fattispecie ritenuto che i fenomeni dell’iperpiressia e ipertermia, propri della malattia lamentata dalla ricorrente, non erano derivati dalla vaccinazione, essendo la malattia già presente nell’organismo e costituendo un fenomeno frequente e non necessariamente legato alle vaccinazioni. Per i giudici di legittimità, in casi del genere deve essere dimostrato il nesso causale, che nella fattispecie è stato escluso dai consulenti tecnici, sulla base sia della letteratura scientifica in materia sia delle caratteristiche del caso concreto. (Corte di Cassazione. Sezione Lavoro . ordinanza 24 giugno 2020 n. 12445)

    CONSENSO INFORMATO: sussiste il diritto al risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione che sì sia verificato per le non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, pur necessario e anche se eseguito secundum legem artis, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato. (Cass. n. 28985/2019, corte di Cassazione – sez. III civile)

    “La mancanza di consenso all’esecuzione di un intervento chirurgico assume rilievo, ai fini risarcitori, quando siano configurabili conseguenze pregiudizievoli derivate dalla violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione in sé considerato, a prescindere dalla lesione incolpevole della salute del paziente. In particolare, tra le ipotesi di danni risarcibili per mancanza di adeguato consenso informato rientra quella concernente un intervento correttamente eseguito che il paziente avrebbe rifiutato se edotto e, dunque, una omessa informazione in relazione ad un intervento che non ha cagionato danno alla salute del paziente: in tal caso, la lesione del diritto all’autodeterminazione costituirà oggetto di danno risarcibile tutte le volte che, ma solo se, il paziente abbia subito le inaspettate conseguenze dell’intervento senza la necessaria e consapevole predisposizione ad affrontarle e ad accettarle, trovandosi invece del tutto impreparato di fronte ad esse (ipotesi nella specie ricorrente, ove, tuttavia, il paziente non ha mai formulato la correlata domanda risarcitoria)”. (Cass. civ. Sez. III Ord., 04/12/2018, n. 31234).

    “Tiene una condotta colposa il medico che, dinanzi a sintomi aspecifici, non prenda scrupolosamente in considerazione tutti i loro possibili significati, ma senza alcun approfondimento si limiti a far propria una sola tra le molteplici e non implausibili diagnosi” (Cass. civ. Sez. III Ord., 30/11/2018, n. 30999).

     “Determina l’esistenza di un danno risarcibile alla persona l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, ove risulti che, per effetto dell’omissione, sia andata perduta dal paziente la possibilità di sopravvivenza per alcune settimane od alcuni mesi, o comunque per un periodo limitato, in più rispetto al periodo temporale effettivamente vissuto.  Il principio più volte espresso dalla Cassazione (Cass. n. 23846/2018; Cass. n. 719/2014; Cass. n. 5641/2018; Cass. n. 6688/2018, viene ora ribadito con sentenza n. 16919 del 27 giugno 2018). 

    “L’omessa acquisizione del consenso informato al trattamento sanitario dà luogo ad un danno non patrimoniale risarcibile autonomamente in favore del paziente, a prescindere dal pregiudizio alla salute. Il consenso deve essere acquisito in modo da lasciare al paziente il tempo di rifiutare eventualmente il trattamento, pertanto non è sufficiente la descrizione dell’esame diagnostico, durante il suo svolgimento, finalizzata ad ottenere dal paziente la collaborazione necessaria per eseguire l’esame stesso” (Cass. civ. Sez. III, 28/06/2018, n. 17022).

    “La violazione del diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto, non coincide con la perdita di chances connesse allo svolgimento di singole specifiche scelte di vita non potute compiere, ma nella lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale, tale da non richiedere, una volta attestato il colpevole ritardo diagnostico di una condizione patologica ad esito certamente infausto (da parte dei sanitari convenuti), l’assolvimento di alcun ulteriore onere di allegazione argomentativa o probatoria, potendo giustificare una condanna al risarcimento del danno così inferto sulla base di una liquidazione equitativa”. (Cass. civ. Sez. III Ord., 23/03/2018, n. 7260). 

    “La struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale dei danni patiti dal paziente, per fatto proprio, ex art.1218 del cc., ove tali danni siano dipesi dall’inadeguatezza della struttura, ovvero per fatto altrui, ex art. 1228 del Cc, ove siano dipesi dalla colpa dei sanitari di cui la struttura si avvale. La decorrenza del termine prescrizionale decorre, non dal giorno in cui il danneggiante determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita quale pregiudizio conseguente al comportamento del terzo (o della controparte contrattuale), usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche”. [Sezione III, ordinanza 21 giugno 2018 n. 16331].

    Sul paziente che agisce per il risarcimento del danno grava l’onere di provare la relazione causale che intercorre tra l’evento di danno e l’azione o l’omissione, mentre grava sulla controparte, struttura sanitaria o medico, l’onere di dimostrare il sopravvenire di un evento imprevedibile ed inevitabile secondo l’ordinaria
    diligenza”. [Cass. civ. Sez. III Ord., 11/12/2018, n. 31966]

    “Ospedale responsabile per intervento eseguito in ritardo. La regola civilistica dell’accertamento del nesso causale (“più probabile che non”) va  verificata nell’ambito degli elementi disponibili nel caso concreto (c.d. “probabilità logica”). Pertanto, accanto all’accertamento statistico dell’eventuale esito negativo in caso di intervento eseguito in emergenza chirurgica o anche solo nelle 24 ore, rileva il caso concreto: individuazione del cd. “punto zero”, chiarezza della sintomatologia sin dal momento del ricovero, ritardo nell’ iter diagnostico e nel conseguente intervento chirurgico. Perviene, così, al convincimento che l’intervento eseguito più di 48 h dopo il ricovero e, quindi, ben oltre il timing ottimale, nega l’accesso a quella “elevata probabilità” di guarigione del tutto esente da postumi, che, in caso di tempestivo intervento, avrebbe avuto”. (Cass. civ. Sez. III, 19/01/2016, n. 768).

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