SENTENZE RECENTI

L’avvocato Silvio Viviani fa dell’aggiornamento e della formazione continua uno dei pilastri della sua attività. Ama condividere con i suoi clienti e con i suoi conoscenti le sentenze più recenti sulle materie di cui si occupa. Di seguito riporta quindi una rassegna di recente giurisprudenza. Buona lettura!

FAMIGLIA, MINORI E SUCCESSIONI: separazione: la prova del nesso causale tra infedeltà e crisi grava su chi chiede l’addebito

Grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà, l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, ordinanza 6 aprile 2022, n. 11130.

FAMIGLIA, MINORI E SUCCESSIONI: assegnazione casa familiare: va revocata se il minore non vi ci abita

In materia di divorzio, l’assegnazione della casa familiare all’ex coniuge affidatario prevista dall’art. 6, co. 6, L. 1° dicembre 1970, n. 898 risponde all’esigenza di conservare l’habitat domestico, inteso come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare. Ne consegue che, ove manchi tale presupposto, per essersi i figli già sradicati dal luogo in cui si svolgeva la esistenza della famiglia – indipendentemente dalla possibilità di una ipotetica riunione degli stessi al genitore già affidatario – viene meno la ragione dell’applicazione dell’istituto in questione, che non può neanche trovare giustificazione nella circostanza che il coniuge già affidatario sia comproprietario dell’immobile in questione, salvo che ricorra un accordo, anche tacito, tra le parti in tal senso, rimanendo, in caso contrario, i rapporti tra gli ex coniugi regolati dalle norme sulla comunione e, in particolare, dall’art. 1102 c.c.. Così ha stabilito la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 31 marzo 2022, n. 10453.

FAMIGLIA, MINORI E SUCCESSIONI: assegno divorzile: per il riconoscimento non è sufficiente la sproporzione reddituale

Poiché l’assegno divorzile non ha solo una funzione assistenziale, ma anche una funzione perequativo-compensativa, la sproporzione reddituale non è sufficiente, da sola, ai fini del riconoscimento dell’assegno ex art. 5, L. n. 898/1970, occorrendo che essa sia dipesa dal contributo familiare dato dal coniuge richiedente. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, ordinanza 12 aprile 2022, n. 11817.

RESPONSABILITÀ CIVILE: morte da Covid-19: sì all’indennizzo se la polizza privata copre il rischio “infortuni”

Il Tribunale di Torino, sentenza 19 gennaio 2022, n. 184, ha accolto la domanda avanzata dagli eredi di un uomo, titolare di una polizza assicurativa privata che copriva il rischio “infortuni”, deceduto a causa di una insufficienza respiratoria da infezione SARS-CoV-2, tesa ad ottenere la condanna della Compagnia convenuta al versamento, a titolo di indennizzo, delle somme assicurate da contratto per il caso di morte conseguita ad infortunio. In particolare, secondo il giudice di merito, ben interpretando la clausola contenuta nelle condizioni generali del contratto (secondo cui va ritenuto infortunio anche un evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna che produca lesioni le quali abbiano per conseguenza la morte), anche l’infezione da SARS-CoV–2 va considerata, in assenza di specifica esclusione contrattuale, evento inquadrabile quale infortunio coperto dalla polizza e, come tale, tecnicamente indennizzabile.

RESPONSABILITÀ CIVILE: il danno da perdita del rapporto parentale ed il danno biologico si possono sommare.

Una volta liquidato, da parte del giudice di primo grado, il danno derivato agli originari attori dalla morte del figlio sotto il profilo della perdita del rapporto parentale (incidente tanto sulla conservazione del proprio equilibrio emotivo-soggettivo, quanto sull’impedita prosecuzione concreta di una relazione personale valutabile sul terreno della dimensione dinamico-relazionale), l’ulteriore liquidazione, in favore degli attori, di un importo a titolo di risarcimento del danno biologico (necessariamente da intendere come danno alla salute degli stessi, e dunque come lesione della propria integrità psico-fisica conseguente all’uccisione del proprio figlio) non costituisce affatto una duplicazione della prima liquidazione, trattandosi di voci di danno del tutto diverse tra loro. È quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 28 marzo 2022, n. 9857.

FAMIGLIA, MINORI E SUCCESSIONI: sì alla modifica dell’assegno di mantenimento per il figlio con problemi di salute e scolastici

Con ordinanza n. 4381 del 10 febbraio 2022, la Cassazione civile torna ancora una volta sui criteri di concessione e determinazione dell’assegno in favore dell’ex coniuge e, accogliendo il motivo di ricorso formulato dalla parte che lamentava il mancato riconoscimento dell’assegno, ribadisce come l’attribuzione dello stesso, partendo dalla valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, debba tuttavia tener conto del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto, oltre che dei compiti di cura della prole. Con la medesima ordinanza, la Corte accoglie l’ulteriore motivo di gravame con il quale la madre lamentava il mancato esame da parte della Corte d’appello dei documenti dalla stessa allegati che avrebbero dimostrato l’aggravamento delle condizioni sanitarie, psicologiche e scolastiche del figlio, circostanze sulle quali si fondava la richiesta di incremento dell’assegno di mantenimento per il figlio medesimo. Accolti i motivi di gravame in quanto fondati, la Suprema Corte rinvia alla Corte d’appello di Venezia per il riesame.

FAMIGLIA, MINORI E SUCCESSIONI: assegno di mantenimento alla moglie: si contano gli utili societari non distribuiti al marito

È corretta la determinazione dell’assegno di mantenimento in favore della moglie, quantificata dalla Corte territoriale, che aveva accertato in capo al marito la qualità di socio unico, ed effettivo percettore degli utili, di due società. Per i giudici la distinta soggettività giuridica rispetto alla persona fisica che ne detiene le quote non ostacola l’imputazione degli utili non distribuiti delle società, a reddito del marito, tenuto conto che l’accertamento del giudice, non meramente formalistico, è preordinato a quantificare le somme effettivamente disponibili dalle parti. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, ordinanza 24 febbraio 2022, n. 6103.

RESPONSABILITÀ E RISARCIMENTO: chi porta il cane a spasso paga i danni anche se non ne è il proprietario.
L’art. 2052 del codice civile prevede una vera e propria responsabilità oggettiva, a carico del proprietario o di chi ha l’uso dell’animale che abbia cagionato danni a terzi, e ciò sulla base del mero rapporto intercorrente con lo stesso, nonché del nesso causale tra il comportamento di questo e l’evento dannoso. Si tratta di una responsabilità presunta che non è fondata sulla colpa, ma sul rapporto di fatto con l’animale. Di talché, risponde il proprietario o chi ha l’uso dell’animale, allorquando dall’istruttoria emerga che il danneggiato non abbia in alcun modo contribuito al prodursi dell’evento (Tribunale di Pordenone – Sezione 2 – Sentenza 12 maggio 2017 n. 333).

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO:  Personalizzazione del danno solo se vi è la prova.
La personalizzazione del danno non si basa su di un automatismo legato al punto di invalidità, ma postula l’individuazione di circostanze di danno “ulteriori” rispetto a quelle “ordinarie” che sono già compensate dalla liquidazione forfettizzata tabellare. A ricordarlo è la Cassazione, respingendo il ricorso di una donna, rimasta invalida a seguito di un sinistro stradale, che chiedeva di rivedere – ulteriormente- al rialzo la personalizzazione del danno. Secondo i giudici nel caso di specie non c’è stata la prova concreta dell’effettivo (e maggior) pregiudizio sofferto. La personalizzazione, infatti, consegue a fronte di un maggior pregiudizio, che il danneggiato deve dimostrare, rispetto alla generalità dei casi analoghi. Corte di Cassazione – Sezione III civile – Sentenza 29 maggio 2019 n. 14364.

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: danno biologico e morale (non patrimoniale); attribuzione del danno biologico e di una ulteriore somma per la sofferenza interiore. “Non costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione del risarcimento del danno biologico, quale pregiudizio che esplica incidenza sulla vita quotidiana e sulle attività dinamico-relazionali del soggetto, e di un’ulteriore somma a titolo di ristoro del pregiudizio rappresentato dalla sofferenza interiore (cosiddetto danno morale, sub specie di dolore dell’animo, vergogna, disistima di sè, paura, disperazione), con la conseguenza che, ove dedotto e provato, tale ultimo danno deve formare oggetto di separata valutazione e liquidazione”. (Sezione III, sentenza 4 febbraio 2020 n. 2454 ).

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: danno biologico e morale (non patrimoniale); morte causata da un illecito. “In tema di danno non patrimoniale risarcibile in caso di morte causata da un illecito, il danno morale terminale e quello biologico terminale si distinguono, in quanto il primo (danno da lucida agonia o danno catastrofale o catastrofico) consiste nel pregiudizio subito dalla vittima in ragione della sofferenza provata nel consapevolmente avvertire l’ineluttabile approssimarsi della propria fine ed è risarcibile a prescindere dall’apprezzabilità dell’intervallo di tempo intercorso tra le lesioni e il decesso, rilevando soltanto l’intensità della sofferenza medesima; mentre il secondo, quale pregiudizio alla salute che, anche se temporaneo, è massimo nella sua entità e intensità , sussiste, per il tempo della permanenza in vita, a prescindere dalla percezione cosciente della gravissima lesione dell’integrità personale della vittima nella fase terminale della stessa, ma richiede ai fini della risarcibilità, che tra le lesioni colpose e la morte intercorra un apprezzabile lasso di tempo”. (Sezione III, ordinanza 13 febbraio 2020 n. 3557)

LAVORO: frasi sessuali al telefono davanti al collega, sì al licenziamento.
E’ legittima l’applicazione dell’articolo 18, comma 5, per il quadro aziendale che proferisca frasi di natura erotico sessuale al telefono aziendale davanti a un collega. Ad affermarlo è la Cassazione secondo cui tale condotta non può rientrare tra quelle punite con sanzione conservativa dell’articolo 39 del Ccnl, ma allo stesso tempo appare grave ma non integrante un inadempimento di notevole gravità come richiesto dall’articolo 2119 del codice civile, con conseguente applicazione del comma 5 dell’articolo 18 della legge 300/1970.   Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Sentenza 28 maggio 2019 n. 14500

RESPONSABILITA’ CIVILE:
Furto in appartamento durante i lavori di ristrutturazione.
“Nell’ipotesi di furto in appartamento condominiale, commesso con accesso dalle impalcature installate in occasione della ristrutturazione dell’edificio, è configurabile la responsabilità dell’imprenditore ex art.2014 c.c., per omessa ordinaria diligenza nella adozione delle cautele atte ad impedire l’uso anomalo dei ponteggi, nonché la responsabilità del condominio, ex art. 2051 c.c., per l’omessa vigilanza e custodia, cui è obbligato quale soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura” (Cass. civ. Sez. VI – 3 Ord., 22/10/2018, n. 26691).

DANNI IN MATERIA CIVILE: morte o lesione del congiunto.
“Il danno non patrimoniale da uccisione del congiunto, quale tipico danno – conseguenza non coincide con la lesione dell’interesse (ovvero non è in re ipsa) e come tale deve essere allegato e provato da chi chiede il relativo risarcimento; tuttavia trattandosi di pregiudizio che si proietta nel futuro è consentito il ricorso a valutazioni prognostiche ed a presunzioni sulla base degli elementi obiettivi che è onere del danneggiato fornire. La sua liquidazione avviene in base a valutazione equitativa che tenga conto dell’intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini di vita, l’età della vittima e dei singoli superstiti e di ogni ulteriore circostanza allegata”. (Cass. civ. Sez. III Ordinanza, 17/01/2018, n. 907).

DANNI IN MATERIA CIVILE: la responsabilità del centro estetico.
“Il centro estetico risponde dei danni da epilazione a luce pulsata. E’ quanto affermato da una sentenza del  che ha riconosciuto il danno biologico derivato da un errato intervento di epilazione ad alta intensità nelle zone inguinali e nelle gambe ad una donna che aveva subito per effetto dello stesso delle lesioni cutanee” (Tribunale di Verona, 20.02.18)

DANNI IN MATERIA CIVILE:
“non c’è responsabilità della scuola se l’infortunio allo studente è avvenuto nello svolgimento della attività sportiva, durante una normale azione di gioco, alla presenza dell’insegnante. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, richiamando peraltro la sentenza n. 6844/2016. Per il  Supremo Collegio, in materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo subito da uno studente all’interno della struttura scolastica durante le ore di educazione fisica, incombe sullo studente l’onere di provare l’illecito commesso da altro studente e sulla scuola l’onere di non aver potuto evitare, pur avendo predisposto le necessarie cautele, il verificarsi del danno. Precisa la Corte che non può essere addebitata alla scuola la condotta tenuta in una fase di gioco rientrante nella normalità della pratica in un determinato sport. Nel caso di specie l’alunna si è procurata una distorsione a un dito nel ricevere la palla schiacciata da una sua compagna, durante la partita di pallavolo”.  Cass. Civ., Sez, VI, ord. 05.06.2018 n. 14355.

CIRCOLAZIONE STRADALE: il Comune non può utilizzare l’autovelox illimitatamente su tutto il territorio. E’ nulla la multa per eccesso di velocità se nel verbale il Comune non inserisce gli estremi del decreto con il quale il prefetto individua le strade in cui è consentito il rilevamento con l’autovelox senza contestazione immediata. A ribadirlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di un uomo, sanzionato per aver violato l’articolo 142, comma 8, del Codice della strada, cioè per aver superato i limiti di velocità di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h rispetto al massimo consentito, senza però che il verbale riportasse gli estremi del decreto prefettizio. Per la Suprema corte questa rappresenta una palese violazione dell’obbligo posto in capo alla pubblica amministrazione. Difatti, l’autovelox è correlato alla impossibilità di contestazione immediata ed è perciò limitato alle autostrade e alle ulteriori strade indicate dall’articolo 2 del Codice della strada. Per le strade non rientranti nell’elenco, invece, è sempre necessario il provvedimento del prefetto che autorizza l’uso di tali apparecchiature. Se così non fosse, ci sarebbe un illegittimo e arbitrario potere dell’amministrazione di installare ovunque e illimitatamente autovelox, senza la possibilità di difesa per colui che viene multato. (Corte di Cassazione – Sezione II civile – Ordinanza 19 gennaio 2021 n. 776).

SUCCESSIONI: il coniuge superstite ha diritto di abitare la casa familiare con pieno godimento. Il diritto abitativo della casa coniugale del coniuge defunto non è modificato da situazioni di fatto, come l’aver concesso ai figli di adibire alcune parti dell’immobile a loro stessa residenza familiare. Difatti, il diritto del coniuge superstite ad abitare la casa familiare è commisurato alla situazione esistente al momento della morte dell’altro coniuge. Ad affermarlo è la Cassazione in una pronuncia che ha precisato l’operatività della riserva che l’articolo 540, comma 2, attribuisce al coniuge superstite, consistente nel garantire al coniuge superstite una speciale tutela successoria, ispirata al concetto costituzionale della famiglia. (Corte di Cassazione, Sentenza 24 giugno 2020, n. 12042).

CIRCOLAZIONE STRADALE “In tema di sinistri stradali in caso di scontro tra veicoli, la presunzione di pari responsabilità prevista dall’art. 2054 c.c. ha carattere sussidiario, dovendosi applicare soltanto nel caso in cui sia impossibile accertare in concreto il grado di colpa di ciascuno dei conducenti coinvolti nel sinistro; l’accertamento della intervenuta violazione, da parte di uno dei conducenti, dell’obbligo di dare la precedenza, non dispensa il giudice dal verificare il comportamento dell’altro conducente per stabilire se quest’ultimo abbia a sua volta violato o meno le norme sulla circolazione stradale. (Genova Sez. II Sent., 14/02/2018).   

CIRCOLAZIONE STRADALE “In tema di sinistri stradali l’eventuale confessione, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro sottoscritto dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e, come tale, litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del confitente, dovendo essere liberamente apprezzata dal Giudice, in applicazione della regola racchiusa nell’art. 2733, comma 3, c.c., secondo cui, in caso di litisconsorzio necessario, la capacità probatoria della confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, per l’appunto, affidata alla prudente valutazione del giudice”. (Trib. Ferrara, 05/01/2018).  

CIRCOLAZIONE STRADALE “Quando sia certo che la vittima di lesioni personali causate da un sinistro stradale, abbia perduto la capacità di guadagno, il conseguente danno patrimoniale può essere liquidato dal giudice ponendo a base del calcolo il triplo della pensione sociale anche quando il danneggiato non abbia provato l’entità del reddito perduto, costituendo tale criterio una soglia minima del risarcimento”. (Trib. Grosseto, 15/09/2016).

CIRCOLAZIONE STRADALE – RESPONSABILITA’ CIVILE“In materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. Tanto si verifica quando il pedone appare all’improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza”. [Tribunale Rieti Sent., 27/11/2018]

CIRCOLAZIONE STRADALE: sinistro stradale, risarcimento pieno se la domanda è fatta “come terzo trasportato”.  In tema di sinistri stradali, il terzo trasportato può chiedere l’integrale risarcimento del danno patito a ciascuno dei responsabili, invocando sin da principio la propria posizione di passeggero. Ad affermarlo è la Cassazione, per la quale, dunque, il trasportato può pretendere il risarcimento integrale da uno qualsiasi tra i due responsabili in virtù del principio generale della solidarietà tra i coautori di un fatto illecito, di cui all’art. 2055 del Cc, senza che rilevi, ai fini della riduzione del risarcimento, la diversa gravità delle rispettive colpe dei corresponsabili o la diseguale efficienza causale di esse, essendo però necessario che “tale risarcimento sia richiesto utilizzando come causa pretendi la posizione di trasportato”.

CIRCOLAZIONE STRADALE: in caso di danno al neonato ne rispondono anche i genitori. Ferma la responsabilità del conducente, ai sensi del combinato disposto degli articoli 2054 del codice civile e 172 del Cds, il quale risponde del mancato uso dei sistemi di ritenzione da parte del trasportato, esiste anche la responsabilità di coloro che erano tenuti alla sorveglianza del minore, integrando la circolazione del neonato in condizione di insicurezza, la violazione degli obblighi di custodia, diligente e prudente, direttamente gravante sui genitori. Tale responsabilità poggia sull’art. 2043 del codice civile, essendo i genitori situati in una prospettiva di doverosità del comportamento in rapporto alla protezione e conservazione della sfera giuridica dei figli minori, sul modello del neminem laedere.  Sezione III, ordinanza 4 aprile 2019 n. 9349 – Pres. Amendola; Rel. Gorgoni; Ric. X; Controric. X Spa.

Muore dopo due giorni dall’incidente va risarcito il danno biologico terminale.
Nel caso in cui tra la lesione e la morte si interponga un apprezzabile lasso di tempo, tale periodo giustifica il riconoscimento, in favore del danneggiato, del cosiddetto danno biologico terminale, cioè il danno biologico stricto sensu (ovvero danno a bene salute), al quale, nell’unitarietà del genus del danno non patrimoniale, può aggiungersi un danno peculiare improntato alla fattispecie “danno morale -terminale”, ovvero il danno da percezione, concretizzabile sia nella sofferenza fisica derivante dalle lesioni, sia nella sofferenza psicologica (agonia) derivante dall’avvertita imminenza dell’exitus, se nel tempo che si dispiega tra la lesione ed il decesso la persona si trovi in una condizione di “lucidità agonica”, in quanto in grado di percepire la sua situazione e in particolare l’imminenza della morte, essendo quindi irrilevante, a fini risarcitori, il lasso di tempo intercorso tra la lesione personale e il decesso nel caso in cui la persona sia rimasta “manifestamente lucida”. È quanto si legge nell’ordinanza n. 21508 della Cassazione del 6 ottobre 2020.
Cassazione civile, sez. VI-3, ordinanza. 6 ottobre 2020, n. 21508

Risarcimento danni: il proprietario o gestore della strada è responsabile anche per i danni derivanti dall’assenza o inadeguatezza di barriere laterali con conseguente diritto al risarcimento. (Soggetto deceduto precipitando, con la propria auto, in un dirupo sottostante ad una strada comunale che era priva di barriere di protezione in corrispondenza di una curva ad angolo retto). Lo ha stabilito la Sezione III, ordinanza 20 novembre 2020 n. 26527 – Pres. e rel. Sestini; Ric. X; Int. X . In materia di responsabilità ex articolo 2051 del codice civile, la custodia esercitata dal proprietario o gestore della strada non è limitata alla sola carreggiata, ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della sede stradale, sicché, ove si lamenti un danno derivante dalla loro assenza (o inadeguatezza), la circostanza che alla causazione dello stesso abbia contribuito la condotta colposa dell’utente della strada non è idonea a integrare il caso fortuito, occorrendo accertare giudizialmente la resistenza che la presenza di un’adeguata barriera avrebbe potuto opporre all’urto da parte del mezzo. (M.Pis.)

Risarcimento danni: la colpa del pedone nella caduta in una buca non integra automaticamente il caso fortuito con esclusione del risarcimento. 
Sezione III, sentenza 20 novembre 2020 n. 26524 – Pres. Travaglino; Rel. Sestini; Ric. X; Int. Comune X .
In ambito di responsabilità da cose in custodia, ex articolo 2051 del codice civile, nel caso di caduta di pedone in una buca stradale non risulta predicabile la ricorrenza del caso fortuito a fronte del mero accertamento di una condotta colposa della vittima (la quale potrà invece assumere rilevanza, ai fini della riduzione o dell’esclusione del risarcimento, ai sensi dell’articolo 1227, primo e secondo comma, del codice civile), richiedendosi, per l’integrazione del fortuito, che detta condotta presenti anche caratteri di imprevedibilità ed eccezionalità tali da interrompere il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno. (M.Pis)

Responsabilità da cose in custodia:
Sì al risarcimento del danno agli eredi del ciclista morto per una irregolarità della strada.  La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prevista dall’art. 2051 c.c. ha carattere oggettivo e, dunque, per la sua configurabilità è sufficiente che vi sia un nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato. Tale responsabilità è esclusa solo nell’ipotesi in cui vi sia un caso fortuito, che deve essere provato, non potendo la mera eccezione incidere sul nesso causale tra cosa ed evento. In presenza di diverse concause di un medesimo fatto, è compito del giudice valutare quale di esse appaia “più probabile che non” rispetto alle altre nella determinazione dell’evento. Questi i principi ribaditi dalla Corte di Appello di Firenze nella sentenza del 18 febbraio 2021. Corte d’Appello di Firenze, sentenza 18 febbraio 2021

Sinistri stradali: in conseguenza della perdita di un membro del nucleo familiare si applicano le tabelle del Tribunale di Milano. La liquidazione del danno parentale dev’essere ottenuta applicando le tabelle redatte dal Tribunale di Milano, che adottano il sistema a punti e che hanno ora acquistato una sorta di “efficacia para-normativa” ad opera della Suprema Corte.  Cassazione civile, sez. III, sentenza 21 aprile 2021, n. 10579

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: MEDICAL MALPRACTICE, IL TRIBUNALE DI MILANO LIQUIDA ANCHE I DANNI NON PATRIMONIALI SOTTO FORMA DI RENDITA. Stante la oggettiva gravità della situazione, il carattere permanente del danno e l’impossibilità di stabilire, in modo oggettivo, una durata presumibile della vita della danneggiata (ormai già in età avanzata), ritiene il Tribunale di provvedere, ai sensi dell’articolo 2057 de Cc, mediante la costituzione di una rendita vitalizia (articolo 1872 del Cc).

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: PER URTO A CASSONETTO SPORGENTE SULLA STRADA RISARCISCONO I DANNI LA SOCIETA’ DI RIFIUTI E IL PROPRIETARIO DELLA STRADA. Dell’infortunio causato a un motociclista da un cassonetto posto al margine della carreggiata sporgente sulla propria corsia di marcia rispondono a titolo di custodia a norma dell’articolo 2051 del Cc solidalmente l’ente pubblico proprietario della strada e la società appaltatrice del servizio di raccolta dei rifiuti, salvo il concorso di colpa del motociclista nella produzione dell’evento (Cc articoli 2043 e 2051).

DIRITTO E PROCEDURA CIVILE SCUOLA: INCIDENTE AGLI ALUNNI, SCUOLA RESPONSABILE ANCHE SE C’E’ ESTERNALIZZAZIONE DELLA VIGILANZA. L’esternalizzazione delle funzioni di vigilanza sui minori non comporta un esonero dalla responsabilità del Miur, in quanto sussiste sempre per l’istituto scolastico un dovere di protezione nei confronti degli alunni, che permane sino a quando il minore non passa sotto la sorveglianza del genitore. Ad affermarlo è la Cassazione che conferma la responsabilità del Ministero per un episodio dannoso verificatosi all’uscita della scuola, nonostante vi era una cooperativa incaricata di vigilare sull’uscita degli alunni. Nello specifico, si trattava di un incidente occorso a un bambino il quale, mentre correva verso l’uscita della scuola, urtava la mano sulla vetrata della porta d’ingresso procurandosi un taglio al polso con rottura di tendini e nervi e con importanti residui postumi invalidanti e permanenti. Per la Corte il dovere di protezione permane in capo all’istituto scolastico “fino a che non intervenga un altro soggetto ugualmente responsabile, chiamato a succedere nell’assunzione dei doveri connessi alla relativa posizione di garanzia”.  Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – Ordinanza 26 luglio 2019 n. 20285.

STATO CIVILE NON è OBBLIGATORIO L’INTERVENTO CHIRURGICO DEMOLITORIO O MODIFICATIVO.
Per ottenere la rettificazione del sesso nei registri dello stato civile non è obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari. Invero, l’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà e univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia oggetto, ove necessario, di accertamento tecnico in sede giudiziale. Il trattamento chirurgico, dunque, costituisce solo una delle possibili tecniche per realizzare l’adeguamento dei caratteri sessuali, in quanto è rimessa al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare, con l’assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione, il quale deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere. Ciò posto, alla luce dell’interpretazione costituzionalmente orientata degli articoli 1 e 3 della legge 164/1982, il Tribunale ha ritenuto di accogliere la domanda di immediata rettificazione dei dati anagrafici dell’attrice, in quanto gli elementi raccolti in giudizio, quali l’audizione della stessa, le produzioni documentali e le dichiarazioni del padre, hanno fornito adeguato riscontro del compiuto percorso di transizione femminile a maschile, nonché della serietà, definitività e irreversibilità della decisione. (Tribunale di Milano, sezione I civile, sentenza 7-13 febbraio 2019 n. 1431).

STATUS E CAPACITA‘ :PER LA RETTIFICAZIONE DEL SESSO NEI REGISTRI DELLO
LAVORO : RITORSIVO IL LICENZIAMENTO AL RIENTRO DALLA MALATTIA IN ASSENZA DI ALTRE GIUSTIFICAZIONI.
E’ ritorsivo il licenziamento intimato al lavoratore al ritorno da una lunga malattia, se il “giustificato motivo oggettivo” addotto dal datore di lavoro si rivela infondato. A precisarlo è la Cassazione bocciando il ricorso di una Srl, attiva nel settore dell’oreficeria, contro la decisione della Corte di merito, che aveva disposto la reintegra ed il risarcimento del danno per un operaio specializzato, assunto con mansioni di incisore pantografista, al rientro in servizio dopo una assenza di oltre sette mesi, il quale aveva ricevuto una lettera di licenziamento motivata con la “scelta organizzativa” di chiudere il settore bigiotteria, argenteria e ottone per il calo di commesse. Circostanze rivelatesi però non vere e smentite altresì dalla successiva assunzione di un altro dipendente. Corte di Cassazione- Sezione Lavoro – Sentenza 23 settembre 2019 n. 23583.

RESPONSABILITA’ COSE IN CUSTODIA.
SINISTRI STRADALI, LA ASL PAGA I DANNI CAUSATI DAL RANDAGISMO.
La responsabilità civile per i danni causati da cani randagi spetta all’ente cui è attributo dalle singole leggi regionali, in attuazione della legge quadro 281/1991, il dovere di prevenire il pericolo per l’incolumità pubblica attraverso la cattura e la custodia di animali. In particolare, per la Regione Campania questo compito è affidato all’Asl, che è perciò tenuta a risarcire i danni provocati dai cani randagi. Ad affermarlo è la Cassazione che, in relazione al fenomeno del randagismo, ha rimarcato la ripartizione delle responsabilità tra Asl e Comuni, spettando a questi ultimi solo il compito di munirsi di canili ove ricoverare. Corte di Cassazione – Sezione III civile – Ordinanza 10 settembre 2019 n. 22522

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO
Intervento di chirurgia estetica – Danno conseguente – Responsabilita’ del chirurgo – omessa adeguata informazione del paziente sui rischi dell’intervento.
La responsabilita’ del chirurgo in relazione al danno conseguente all’eseguito intervento di chirurgia estetica, al quale sia seguito un inestetismo più grave di quello che si mirava a eliminare o attenuare, è conseguente all’accertamento che il paziente non sia stato adeguatamente informato di tale possibile esito, ancorché l’intervento risulti correttamente eseguito. Il paziente, infatti, con la chirurgia estetica, insegue un risultato non declinabile in termini di tutela della salute, circostanza che fa presumere come il consenso all’intervento non sarebbe stato prestato se egli fosse stato compiutamente informato dei relativi rischi, senza che sia necessario accertare quali sarebbero state le sue concrete determinazioni in presenza della dovuta informazione. Nel caso di specie, si trattava dei danni patiti da una donna in conseguenza del non corretto intervento chirurgico estetico di “mastoplastica additiva correttiva”, in relazione al quale il modulo di consenso informato risultava del tutto carente, non facendo alcun riferimento ai possibili rischi, effetti collaterali e controindicazioni. Tribunale di Palermo, sezione III civile, sentenza 4-6 giugno 2019 n. 2821 – Giudice Notaro

RISARCIMENTO E RESPONSABILITA’
Scuola responsabile se lo studente è colpito dall’apertura improvvisa della finestra. L’amministrazione scolastica è responsabile, ex articoli 2048 e 2051 del codice civile, se la finestra di tipo “vasistas”, cioè con i cardini nella parte inferiore, non correttamente chiusa e sprovvista del braccio Newton, si apre improvvisamente e colpisce al capo uno studente. Si tratta, infatti, di un evento non imprevedibile. Ad affermarlo è la Cassazione che conferma la responsabilità del Miur per l’accaduto, in quanto un tale evento non ha i caratteri dell’imprevedibilità. Corte di Cassazione Sezione VI civile – ordinanza 19 novembre 2019 n. 29947

CONDOMINIO: con i contabilizzatori ripartizione solo su consumi. Nel condominio, se è presente il sistema di contabilizzazione del calore erogato dal riscaldamento centralizzato, si paga solo in base all’effettivo consumo e non hai millesimi. Ad affermarlo è la Cassazione pronunciandosi su una vicenda di un condominio milanese del 2012, ove la ripartizione delle spese era stata effettuata alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari, nonostante vi fosse un sistema di contabilizzazione del calore. Per la Suprema corte, in tale ultimo caso le spese vanno ripartite in base al consumo effettivamente registrato. Corte di Cassazione- sezione II civile – sentenza 4 novembre 2019 n. 28282

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: danni da emotrasfusione, agli eredi risarcimento parametrato agli anni vissuti. Nel caso di persona già defunta al momento del giudizio, il risarcimento agli eredi, da parte del Ministero della Salute, per il danno da contagio da epatite HCV in conseguenza di emotrasfusione, va liquidato secondo le tabelle milanesi e non applicando un criterio equitativo puro. Tuttavia, il decesso sella parte comporta che ” la valutazione probabilistica connessa all’ipotetica durata della vita del soggetto danneggiato vada sostituita con quella del concreto danno effettivamente prodottosi”, sicché l’ammontare del danno biologico che gli eredi richiedono iure successionis deve essere calcolato “non con riferimento alla durata probabile della vita della vittima, ma alla sua durata effettiva”. Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto in parte il ricorso degli eredi, il cui padre era morto a 84 anni, ovvero oltre l’aspettativa di vita. Per tale motivo la Corte d’appello aveva ritenuto di liquidare con criterio equitativo puro. Ora il giudice del rinvio dovrà adottare “il criterio della proporzione, secondo cui il risarcimento che si sarebbe liquidato a persona vivente sta al numero di anni che questi aveva ancora da vivere secondo le statistiche di mortalità, come il risarcimento da liquidare a persona già defunta sta al numero di anni da questa effettivamente vissuti tra l’infortunio e la morte”. Corte di Cassazione – Sezione III civile – Sentenza 6 maggio 2020 n. 8532

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: Roma capitale chiamata a risarcire l’incidente per la presenza di un ramo sulla strada. Il Comune di Roma è tenuto a risarcire l’automobilista che, nel percorrere la via Cristoforo Colombo, si è trovato davanti un grosso ramo ed è stato costretto a una manovra di emergenza per evitare l’impatto, andando però a finire contro la recinzione metallica posta al lato della carreggiata. In tale ipotesi per la Suprema corte sussiste il nesso di causalità tra la cosa custodite e il danno verificatosi. (Corte di Cassazione- Sezione III civile – Sentenza 26 maggio 2020 n. 9674)

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: Ai fini del danno parentale, è irrilevante che si tratti di fratelli germani o unilaterali.
Secondo la Cassazione, ordinanza 5 novembre 2020, n. 24689, il vincolo di sangue non è un elemento imprescindibile ai fini del riconoscimento del danno da lesione del rapporto parentale, dovendo esso essere riconosciuto in relazione a qualsiasi tipo di rapporto che abbia le caratteristiche di una stabile relazione affettiva, indipendentemente dalla circostanza che il rapporto sia intrattenuto con un parente di sangue o con un soggetto che non sia legato da un vincolo di consanguineità naturale, ma che ha con il danneggiato analoga relazione di affetto, di consuetudine di vita e di abitudini, e che infonda nel danneggiato quel sentimento di protezione e di sicurezza insito, riferendosi alla presente fattispecie, nel rapporto padre figlio.
Cassazione civile, sez. III, ordinanza 5 novembre 2020, n. 24689

RISARCIMENTO DANNI: la colpa del danneggiato non è sufficiente a provare il caso fortuito. In ambito di responsabilità da cose in custodia, ex art. 2051 c.c., nel caso di caduta di pedone in una buca stradale non risulta predicabile la ricorrenza del caso fortuito a fronte del mero accertamento di una condotta colposa della vittima (la quale potrà invece assumere rilevanza, ai fini della riduzione o dell’esclusione del risarcimento, ai sensi dell’art. 1227, commi 1 e 2, c.c.), richiedendosi, per l’integrazione del fortuito, che detta condotta presenti anche caratteri di imprevedibilità ed eccezionalità tali da interrompere il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno. A confermarlo è la Cassazione con sentenza 20 novembre 2020, n. 26524.

RISARCIMENTO DANNI: nel caso di caduta da una buca, è l’ente pubblico che deve dare prova di responsabilità della signora. In materia di danni cagionati da cose in custodia, il custode è tenuto ad adottare tutte le misure idonee a prevenire e impedire la produzione di danni a terzi, con lo sforzo adeguato alla natura, alla funzione della cosa e alle circostanze del caso concreto. Su di esso incombe la prova liberatoria del caso fortuito, consistente nella dimostrazione che il danno si è verificato in modo non prevedibile né superabile con lo sforzo diligente adeguato alle concrete circostanze del caso, che può essere integrato anche dal comportamento dello stesso danneggiato. nel caso di specie, avente a oggetto la richiesta risarcitoria di una signora per i danni riportati a seguito di una caduta causata da una buca del marciapiede nel centro di Roma, la Corte d’Appello, contrariamente al giudice di primo grado, ha ritenuto non provata, da parte dell’ente pubblico, la prova del caso fortuito, ovvero che la caduta fosse da attribuirsi alla responsabilità della stessa signora. Corte d’Appello di Roma, sezione I civile, sentenza 13 – 18 maggio 2020 n. 2378.

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO: la scuola è responsabile anche se il danno è causato da altro alunno. In tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, per superare la presunzione di responsabilità che, ai sensi dell’articolo 2048 del Cc., grava sull’insegnate per il fatto illecito dell’allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari e organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di tale serie causale. Nella fattispecie, avente ad oggetto la caduta di una studentessa di una scuola media durante l’ora di educazione fisica, il Tribunale ha ritenuto il sinistro frutto della condotta illecita di altra alunna, affermando di conseguenza la responsabilità del personale docente che non aveva adeguatamente istruito i ragazzi sulla corretta distanza da tenere, con condanna del Ministero dell’istruzione al risarcimento danni. Tribunale di Trieste, sezione civile, sentenza 8 maggio – 13 maggio 2020 n. 243.

RESPONSABILITA’ CIVILE: danni provocati da acque provenienti da strada sovrastante? Il comune risponde ex art. 2043 c.c.
Secondo la Cassazione, ordinanza 24 marzo 2021, n. 8272, ove dalla esecuzione dell’opera predetta derivi un’alterazione del deflusso delle acque che rechi danno alle colture di un fondo, il proprietario del medesimo è legittimato alla generale azione risarcitoria ex art. 2043 c.c., per il ristoro del danno, eventualmente comprensivo dell’esborso per l’esecuzione di opere necessarie ad evitarne la reiterazione.
Cassazione 24.03.2021 n. 8272

RESPONSABILITA’ CIVILE: danni da cose in custodia. Bimbo inciampa nella piscina di un albergo: il caso fortuito va inteso in senso oggettivo. Il caso fortuito, il quale può essere rappresentato da fatto naturale o del terzo, o dalla stessa condotta del danneggiato, è connotato da imprevedibilità ed inevitabilità, da intendersi però da un punto di vista oggettivo e della regolarità causale (o della causalità adeguata), senza alcuna rilevanza della diligenza o meno del custode. Cass. civ. Sez. VI – 3, Ord., (ud. 18-02-2021) 24-03-2021, n. 8216

RESPONSABILITA’ CIVILE: finché dura la malattia permane l’invalidità temporanea. Ai fini della liquidazione del danno da invalidità temporanea, laddove il danneggiato si sia dovuto sottoporre a periodi di cure, necessarie per conservare o ridurre il grado di invalidità residuato al fatto dannoso e/o impedire il suo aumento, gli va riconosciuto un danno da inabilità temporanea totale e parziale per tali periodi, inteso come privazione della capacità psico-fisica, in corrispondenza di ciascun periodo e in proporzione al grado effettivo di inabilità sofferto. Corte di Cassazione, ordinanza 12 marzo 2021, n. 7126.

RISARCIMENTO DANNI: sì al risarcimento a favore del Condominio danneggiato da scavi di una galleria. Le attività edilizie di trasformazione, rivolgimento, sbancamento, spostamento di grandi masse terrose, escavazione in profondità e perforazione di versanti montuosi rientrano nel novero delle attività pericolose, in quanto intrinsecamente caratterizzate da una rilevante possibilità del verificarsi di un danno a terzi. A stabilirlo è il Tribunale di Sondrio, sentenza n. 10 del 14 gennaio 2021, chiamato a pronunciarsi in materia di risarcimento danni conseguenti ad un dissesto “statico” e “strutturale” di un edificio condominiale. Tribunale di Sondrio, sentenza 14 gennaio 2021, n. 10.

RISARCIMENTO DANNI: proprietario non responsabile se l’inquilino lasciando aperto  un rubinetto provoca un allagamento. Con riferimento ai danni da cose in custodia, ai fini della configurabilità della responsabilità ex art. 2051 c.c., è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia con la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo, rapporto che postula l’effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e materiale della stessa che comporti il potere-dovere di intervento su di essa, e che compete al proprietario. Tuttavia, nell’ipotesi in cui sia configurabile un’azione del conduttore idonea a esonerare il locatore da responsabilità, in quanto integrante il fatto del terzo ex art. 2051 c.c., poiché l’evento lesivo va ricondotto unicamente a una condotta autonoma, eccezionale, imprevedibile e inevitabile, dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento lesivo, senza che alcuna censura possa muoversi alla condotta del proprietario, non si configura alcuna ipotesi di responsabilità solidale tra il proprietario e il conduttore e alcuna responsabilità esclusiva del proprietario. È quanto si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Salerno del 30 giugno 2020 n. 801.Corte d’Appello di Salerno, sez. II, sentenza 30 giugno 2020 n. 801.

RISARCIMENTO DANNI: il bullo minorenne risponde del danno insieme ai genitori. Il Tribunale di Sondrio, sentenza n. 63 del 3 marzo 2021, ha accolto la domanda risarcitoria avanzata dalla vittima di atti di bullismo nei confronti dell’autore degli illeciti, ormai maggiorenne, e dei genitori di quest’ultimo. Nella circostanza il bullo, resosi autore – quando era ancora minorenne – di quattro distinti episodi delittuosi perpetrati in danno dell’attore, tutti astrattamente configurabili come illecito penale, è stato condannato a rispondere personalmente dei fatti addebitatigli ai sensi dell’art. 2043 del Codice Civile. In via solidale, peraltro, il giudice di merito ha altresì condannato i genitori del bullo per non avere assolto adeguatamente agli obblighi educativi nei confronti del figlio minore, dettati dall’art. 2048 del Codice Civile. Ai fini risarcitori, nella valutazione dei danni non patrimoniali subiti dall’attore, il Tribunale ha tenuto in considerazione anche l’intensità del dolo, la reiterazione delle condotte poste in essere dal convenuto e la reazione avuta dalla vittima. Tribunale di Sondrio, sentenza 3 marzo 2021, n. 63.

RESPONSABILITÀ CIVILE. Cade per una buca stradale: il concorso di colpa del danneggiato deve essere motivato. La valutazione della condotta rilevante ai sensi dell’art. 1227, comma 1 c.c. e la determinazione del grado delle colpe concorrenti presuppone la valutazione complessiva dei fatti e dell’efficienza causale del comportamento colposo di ciascuno dei corresponsabili, solamente in tal caso potendo ritenersi dal giudice di merito assolto l’obbligo della motivazione con l’esprimere il proprio convincimento circa la maggiore o uguale gravità dell’una o dell’altra colpa . (Ordinanza Cassazione del 7 maggio 2021, n. 12166).

Polizze vita e diritti degli eredi del beneficiario premorto al disponente. Secondo la Cassazione, i diritti del beneficiario originano dal contratto di assicurazione e non seguono le vicende successorie seguenti la morte dell’assicurato. In particolare, dato che il contratto di assicurazione sulla vita per il caso di morte è riconducibile alla generale fattispecie del contratto a favore di terzo, in assenza di specifica disposizione al riguardo, in caso di premorienza del beneficiario trova applicazione l’art. 1412 del codice civile. (Cassazione, sentenza n. 9948/2021).

SUCCESSIONI: l’eredità si può accettare anche dopo il decorso del termine di prescrizione.
Con sentenza del 6 maggio 2021, il Tribunale di Treviso, sez. III, ha ribadito il principio per cui il decorso del termine di prescrizione decennale di cui all’art. 480 c.c. non impedisce al chiamato di procedere all’accettazione dell’eredità, in maniera espressa o tacita, a patto che nessun altro interessato eccepisca l’intervenuta prescrizione, che non può essere rilevata dal giudice ex officio. Tribunale di Treviso, sez. III, sentenza 6 maggio 2021, n. 837 .

RESPONSABILITA’ DELLA CASA FARMACEUTICA
Sperimentazione medicinali: no alla responsabilità da contatto sociale della casa farmaceutica. La Suprema Corte ha chiarito i presupposti in base ai quali la casa farmaceutica, che abbia promosso, mediante la fornitura di un farmaco, una sperimentazione clinica – eseguita da una struttura sanitaria tramite i propri medici – può essere chiamata a rispondere a titolo contrattuale dei danni sofferti dai soggetti cui sia stato somministrato il farmaco, a causa di un errore dei medici sperimentatori. In mancanza di tali presupposti, non resta al danneggiato che cercare di far valere la responsabilità aquiliana della casa farmaceutica, dimostrando gli elementi costitutivi della fattispecie di cui all’art. 2050 c.c. oppure di quella generale prevista dall’art. 2043 c.c. A stabilirlo è la Cassazione con sentenza 20 aprile 2021, n. 10348.

RISARCIMENTO DANNI: La scuola risarcisce i danni per gli atti di bullismo verificatisi all’interno della struttura. Il Tribunale di Roma, sentenza 30 giugno 2021, ha accolto la domanda risarcitoria avanzata nei confronti del Ministero dell’Istruzione da parte dei genitori di un minore, rimasto vittima di atti di bullismo all’interno di una scuola pubblica, tali da cagionargli un danno non patrimoniale di tipo biologico-psichico ed anche uno di tipo morale-esistenziale. Riconosciuta la legittimazione passiva del Ministero convenuto, il giudice capitolino ha riscontrato, in relazione ai fatti occorsi, la responsabilità, di tipo extracontrattuale, degli insegnanti dell’istituto, accusati di “culpa in vigilando” ex art. 2048 c.c., per non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità degli allievi e non avere adottato in via preventiva le misure organizzative idonee ad evitare il compimento dei fatti illeciti in danno della vittima. E ciò, pur essendo noto al corpo docente il fatto che gli alunni della struttura scolastica erano dediti a “giochi” potenzialmente pericolosi. Di qui, la condanna del convenuto a risarcire i danni tutti sofferti dal giovane. Tribunale di Roma, sez. II, sentenza 30 giugno 2021

ASSEGNO DIVORZILE. I presupposti dell’assegno divorzile: riaffermati i principi di Cass. n. 18278/2018. Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa (art. 5, comma 6, L. n. 898/1970), richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali rappresentano il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio deve essere espresso alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 10 agosto 2021, n. 22602.

Famiglia e successioni – Minori: affidamento dei figli paritetico: via libera al mantenimento diretto dei genitori.Preso atto della collocazione paritetica del figlio minore presso ciascuno dei genitori, si giustifica la previsione del mantenimento “in forma diretta” e, conseguentemente, va revocato il contributo previsto a carico del padre ed in favore della madre. Lo stabilisce il Tribunale di Perugia, sentenza 1 settembre 2021.

RESPONSABILITÀ MEDICA. Malata di Parkinson cade in una struttura e muore: va provato il nesso causale con l’omissione dei sanitari. Deve essere cassata la sentenza di merito, ove non sia possibile comprendere se, applicando il tradizionale criterio del “più probabile che non”, la paziente, malata di Parkinson, caduta accidentalmente nella struttura ove si trovava ricoverata, sarebbe o meno sopravvissuta nel caso in cui le fosse stata prestata tempestiva assistenza: in questi termini non vi è un omesso esame madotto, piuttosto un errore sussuntivo e di utilizzo delle medesime regole eziologiche enunciate dal Collegio di merito e sottese al regime di cui agli artt. 1218 e 1223, c.c. É quanto si legge nella sentenza n. 27683 della Cassazione del 12 ottobre 2021.

RESPONSABILITÀ CIVILE. Scuola e comune responsabili se l’alunna cade scendendo dallo scuolabus: il Tribunale di Napoli, sentenza 15 giugno 2021 n. 5610, ha accolto la domanda risarcitoria avanzata dall’alunna di un istituto tecnico, rimasta vittima di gravi lesioni scivolando su un tombino ricoperto di acqua e fogliame mentre scendeva dallo scuolabus, alla fermata collocata lungo vialetto di accesso alla scuola, comunque di uso promiscuo. Il giudice di prime cure, nella circostanza, ha ritenuto responsabili, in via solidale: il MIUR (legittimato passivo in luogo dell’istituto scolastico) per non avere il personale scolastico provveduto alla pulizia dell’area di accesso della scuola o comunque alla segnalazione della presenza della situazione di pericolo; l’Ente provinciale, quale custode dell’edificio scolastico e delle sue zone pertinenziali, quale il vialetto di accesso all’istituto; infine, il Comune, corresponsabile per non aver provveduto alla idonea pulizia dell’area aperta al pubblico transito anche dei pulmini che accompagnavano gli alunni a scuola, omettendo pertanto di provvedere alla idonea manutenzione dell’area stessa. Tribunale di Napoli, sez. II, sentenza 15 giugno 2021, n. 5610.

RESPONSABILITÀ DA COSE IN CUSTODIA. Caduta del motociclista causata da un tombino: è il Comune che risarcisce i danni, non l’acquedotto. Nel caso di rovinosa caduta del motociclista causata da un tombino sconnesso e non segnalato presente sulla carreggiata. Ne risponde, ex art. 2051 del codice civile, il Comune, non l’acquedotto. Cassazione civile, ordinanza 5 novembre 2021, n. 32095

CIRCOLAZIONE STRADALE. Conducente responsabile anche in caso di abbagliamento da raggi solari. In tema di circolazione stradale, l’abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non integra un caso fortuito e, pertanto, non esclude la responsabilità per i danni che ne sono derivati alle persone. In una tale situazione, infatti, il conducente è tenuto ad adeguare la velocità allo stato dei luoghi, della visibilità e delle circostanze – così come prescritto dall’art. 141 del D.Lgs. n. 285/1992 – , al fine di non creare intralcio alla circolazione ovvero l’insorgere di altri pericoli, ed attendere di superare gli effetti del fenomeno impeditivo della visibilità.   Tribunale di Bergamo, sentenza 4 giugno 2021, n. 1098

Tribunale di Bergamo, sentenza 4 giugno 2021, n. 1098

Provvedimenti riguardo ai figli.

In caso di separazione coniugale e relativamente alla residenza dei figli, qualora il giudice intenda disattendere le dichiarazioni del minore e le conclusioni peritali, deve motivare la sua decisione con particolare rigore e pertinenza. Occorre, dunque, sempre procedere alla verifica su quale sia la residenza del figlio minore, presso il padre o la madre, maggiormente corrispondente al suo interesse. Verifica che (come affermato nella fattispecie), partendo dall’ascolto del minore, prenda in esame il contesto dei due nuclei familiari, l’idoneità genitoriale e la esigenza primaria della conservazione del legame e della condivisione di vita con i propri fratelli (Cass. civ. Sez. I Ord., 24/05/2018, n. 12957). 

Alloggio e abitazione.

Il trasferimento del genitore assegnatario comporta la revoca dell’assegnazione della casa familiare; il figlio maggiorenne non autosufficiente, già convivente con lui, potrà chiedere ai genitori il mantenimento, che dovrebbe permettergli anche di procurarsi un nuovo alloggio, senza poter pretendere di continuare ad abitare nella casa medesima (Cass. civ. Sez. VI – 1 Ordinanza, 14/07/2015, n. 14727).

FONTI
Quotidiano Giuridico, 2015

Assegno di mantenimento. 
Con la importante ordinanza n. 11553 del 2018 la I Sezione civile della Corte di legittimità ha statuito un rilevante, ennesimo principio di in tema di rapporti patrimoniali tra ex coniugi, stabilendo che, nell’eventualità in cui il vincolo matrimoniale venga meno per il riconoscimento di una sua nullità originaria a seguito di sentenza della sacra Rota (dichiarata efficace nell’ordinamento italiano per effetto della sua conseguente delibazione), tale sopravvenienza comporta la caducazione del presupposto giustificativa dell’assegno di mantenimento disposto in sede di separazione tra i due coniugi con
sentenza da parte del giudice civile, anche quando quest’ultima sia passata in cosa giudicata.

Residenza figli minori.
“In caso di separazione coniugale e relativamente alla residenza dei figli, qualora il giudice intenda disattendere le dichiarazioni del minore e le conclusioni peritali, deve motivare la sua decisione con particolare rigore e pertinenza. Occorre, dunque, sempre procedere alla verifica su quale sia la residenza del figlio minore, presso il padre o la madre, maggiormente corrispondente al suo interesse. Verifica che (come affermato nella fattispecie), partendo dall’ascolto del minore, prenda in esame il contesto dei due nuclei familiari, l’idoneità genitoriale e la esigenza primaria della conservazione del legame e della condivisione di vita con i propri fratelli” (Cassazione, ordinanza n. 12957/2018).

Il diritto alla sopravvivenza dignitosa dell’ex coniuge non può essere eliminato dai nuovi oneri familiari.
“La Corte di cassazione, in tema di modifica dell’assegno divorzile per le mutate condizioni economiche dell’ex coniuge onerato e di quelle del beneficiario, ha affermato che il giudice deve verificare il presupposto della necessaria rispondenza dell’obbligazione di corrispondere l’assegno divorzile al parametro funzionale della indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge beneficiario, come richiesto dall’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, come sostituito dall’art. 10 della l. n. 74 del 1987, al precipuo fine di assicurare allo stesso una “sopravvivenza dignitosa”. Tale garanzia non può essere del tutto compressa dalla sopravvenuta creazione di un nucleo dfamiliare del coniuge onerato, rappresentando il peso economico della nuova famiglia solo un elemento valutabile al fine dell’accertamento della disponibilità di mezzi adeguati all’adempimento dell’obbligazione. L’orientamento dà continuità al recente approdo della giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., Sez. 1, n. 11504 del 10/05/2017; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 23602 del 09/10/2017), che, in tema di assegno divorzile, richiede un giudizio bifasico in relazione alla determinazione dell’assegno divorzile” (Cassazione, ordinanza n. 15568/2018).

MATRIMONIO E DIVORZIO: ricerca relazioni extraconiugali su internet. 

La condotta del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet, integra una violazione dell’obbligo di fedeltà ex art. 143 cod. civ., in quanto costituisce una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione (Cassazione, ordinanza n. 9384/2018).

Si all’assegno di divorzio se la differenza dei redditi è data da scelte condivise.
In tema di assegno divorzile, il giudice, nello stabilire se e in quale misura esso debba essere riconosciuto, è tenuto, una volta comparate le condizioni economico patrimoniali delle parti e ove riscontri l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e l’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, ad accertare rigorosamente le cause di una simile situazione alla luce dei parametri indicati dall’articolo 5, comma 6, prima parte della legge 898/1970, verificando se la sperequazione sia la conseguenza del contributo fornito dal richiedente alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, con sacrificio delle proprie aspettative professionali e reddituali, in relazione all’età dello stesso e alla durata del matrimonio. (Sezione I, ordinanza 28 giugno 2019 n. 17601 – Pres. Giancola; Rel. Pazzi)

Consentire alla moglie divorziata di conservare accanto al suo anche il cognome del marito è una ipotesi straordinaria.

La possibilità, prevista dall’art. 5, comma 3, della legge n. 898 del 1970, di consentire alla moglie divorziata , con effetti di carattere giuridico – formali la conservazione del cognome del marito, accanto al proprio, è da considerare una ipotesi straordinaria, affidata alla decisione discrezionale del giudice di merito, secondo criteri di valutazione propri di una clausola generale ma che non possono coincidere con il mero desiderio di conservare come tratto identitario il riferimento ad una relazione familiare ormai chiusa quanto alla sua  rilevanza giuridica. Né può escludersi che il perdurante uso del cognome maritare possa costituire un pregiudizio per il coniuge che non vi acconsenta e che intenda ricreare un nuovo nucleo familiare che sia riconoscibile come legale familiare attuale. (Cc, articolo 143- bis; legge 1° dicembre 1970 n. 898, articolo 5).

Addebito separazione: bastano le foto con l’amante.

Per l’addebito della separazione sono sufficienti le foto che ritraggono il coniuge con l’amante in atteggiamenti che per comune esperienza inducono a presumere l’esistenza di una relazione extraconiugale. Lo afferma la Cassazione respingendo il ricorso di un ex marito contro la pronuncia di addebito della separazione disposta a suo carico. Determinante in tal senso era stata una foto che lo ritraeva in atteggiamento intimo con una donna, da lui ritenuta soltanto un’amica. I giudici dichiararono inammissibile il ricorso, in quanto teso a richiedere una rivalutazione dei fatti del merito, ma egualmente affermano la correttezza della decisione d’appello, basata sul fatto che lo ritraeva in un atteggiamento di intimità con un’altra donna, facendo ciò’ presumere l’esistenza tra i due di una relazione extraconiugale.  Corte di Cassazione Sezione VI 1 civile Ordinanza 24 febbraio 2020 n. 4899

Divorzio improcedibile con la ripresa della convivenza

E’ improcedibile la domanda di scioglimento del matrimonio se i coniugi dopo la separazione sono tornati a vivere insieme per anni, pur avendo altre soluzioni abitative. Ai fini dell’avvenuta riconciliazione non conta il fatto che dormissero in letti separati nè che trascorressero le vacanze da soli.  Nel caso di specie, la riconciliazione era durata circa 8 anni per poi interrompersi nuovamente perché il marito non aveva mantenuto la promessa di terminare la relazione extraconiugale. Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso di un marito e sottolineando come la ripresa  della convivenza per un lungo periodo, dopo aver ottenuto la separazione consensuale, rende improcedibile la successiva domanda di scioglimento del matrimonio. (Corte di Cassazione – sezione I civile – ordinanza 16 giugno 2020 n. 11636)

Divorzio: non scatta alcun diritto sul TFR dell’ex coniuge se il giudice ha già negato l’assegno divorzile. 

Il mancato riconoscimento dell’assegno divorzile esclude in radice qualsiasi pretesa sul TFR dell’ex coniuge. Ad affermarlo è la Cassazione che spiega come il diritto a ottenere una quota del trattamento di fine rapporto erogato all’ex coniuge non sussiste se viene negato il mantenimento, che di fatto ne costituisce il presupposto. La ricorrente, in sostanza, chiarisce la Corte, non avrebbe potuto spendere in modo utile, presso i giudici, alcuna domanda specifica sul TFR dopo che le era stato negato il diritto al mantenimento. (Corte di Cassazione- sezione VI civile- ordinanza 22 giugno 2020 n. 12056)

Separazione: dichiararsi disponibile a incontri amorosi sui social non è sufficiente per l’addebito 

La richiesta di addebito non può fondarsi sulla mera violazione degli obblighi coniugali, essendo necessario accertare il nesso eziologico tra la condotta violativa e l’intollerabilità della convivenza. Lo ha stabilito la Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 15 ottobre 2020, n. 22266.

Separazioni e divorzi: è nullo il matrimonio dell’infermo di mente

E’ nullo il matrimonio contratto da chi, al momento delle nozze, si trovava in una situazione di infermità mentale anche se il giudicato sull’interdizione si è formato in un momento successivo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 2 dicembre 2020, n. 27564.

Separazione e divorzi: casa coniugale alla madre anche se il figlio rientra saltuariamente.

Il caso affrontato dalla Suprema Corte di Cassazione riguarda il controricorso presentato dal marito avverso la decisione della Corte d’Appello che aveva assegnato la casa alla moglie nonostante il figlio tornasse a casa solo saltuariamente in quanto viveva altrove. Evidenza in particolare il marito che non solo non vi è convivenza stabile del figlio con la madre ma che vengono violati l’art. 3 della Costituzione perché si discriminano i figli maggiorenni indipendenti economicamente e l’art. 42 della Costituzione che tutela la proprietà privata. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza indicata, respinge la domanda del marito evidenziando che è di competenza esclusiva del giudice di merito l’accertamento di fatto che il figlio maggiorenne, non economicamente autosufficiente, torni presso la casa familiare a cadenza settimanale e che, essendo tale accertamento insindacabile, ” deve ritenersi integrato il requisito della convivenza con la madre presso tale abitazione. Non si ravvisa alcuna violazione del principio di uguaglianza a fronte della radicale diversità delle condizioni (figlio maggiorenne autosufficiente e non )”. Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, Ordinanza del 27/10/2020, n. 23473.

Separazione e divorzi: l’infedeltà coniugale anche senza addebito può dar luogo al risarcimento danni.

La natura giuridica del dovere di fedeltà derivante dal matrimonio implica che la sua violazione non sia sanzionata unicamente con le misure tipiche del diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, ma possa dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali, senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia a ciò preclusiva. E’ però necessario che la condizione di affiliazione indotta nel coniuge superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, quale, in ipotesi, quello alla salute o all’onore o alla dignità personale. Ovviamente la lesione di tali diritti deve essere provata nel processo. Cassazione Civile Sezione VI, Ordinanza 19/11/2020 n. 26383.

Separazione e divorzi. Filiazione: valida la scrittura privata tra ex-conviventi sul mantenimento del figlio.

In materia di filiazione, è valida ed efficace la scrittura privata avente ad oggetto la regolamentazione del contributo ordinario al mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio e la suddivisione tra i genitori delle spese – extra assegno sostenute per i figli, sottoscritta dagli ex conviventi prima dell’entrata in vigore della modifica delle disposizioni in materia di filiazione. Tale scrittura può essere azionata con il procedimento monitorio, nelle ipotesi di inadempimento del genitore onerato. Ad affermarlo è la Cassazione, secondo cui un accordo di tal tipo non viola il previgente articolo 317 – bis del codice civile, poi sostituito con il DI 154/2013, e non necessita di un vaglio preventivo da parte del giudice, come invece nella separazione o nel divorzio. (Corte di Cassazione – Sezione I – Ordinanza 31 dicembre 2020 n. 29995).

Separazione e divorzi. Minori: l’affidamento super esclusivo a un genitore non è legato alla decadenza della responsabilità genitoriale dell’altro.

Una volta accertato in giudizio il clima di grave conflittualità familiare vissuto dai minori, connotato da rabbia, sfiducia e paura ricondotte dagli stessi prevalentemente al comportamento di uno solo dei genitori, è legittima la scelta del giudice di fare ricorso al cosiddetto affidamento super esclusivo, pur senza pronunciare la decadenza genitoriale dell’altro genitore. Ad affermarlo è la Cassazione sottolineando la possibilità per il giudice di adottare i provvedimenti che in concreto si rivelino più adatti, Nello specifico, secondo la Suprema corte, i giudici di merito hanno fatto corretta applicazione degli articoli 330, 333 e 337 – quater del codice civile, in quanto l’affidamento super esclusivo in favore di uno dei genitori è una misura che non si pone in rapporto si consequenzialità rispetto alla declaratoria di decadenza genitoriale dell’altro. ( Corte di Cassazione – Sezione I civile – Ordinanza 31 dicembre 2020 n. 29999).

Divorzio: “non c’è riconciliazione se il marito dorme sul divano”.

Non è sufficiente, per provare la riconciliazione tra coniugi separati, che i medesimi abbiano ripristinato la convivenza a scopo sperimentale e provvisorio, essendo invece necessaria la ripresa dei rapporti materiali e spirituali, caratteristici della vita coniugale. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 21 maggio 2021, n. 14037.

Separazione e divorzi. Sì all’assegno divorzile alla ex che ha sacrificato le proprie aspirazioni professionali per la famiglia.

Nell’applicazione dei principi stabiliti dalle Sezioni Unite, sentenza n. 18287/2018, la Corte d’appello ha compiuto una corretta valutazione del presupposto del riconoscimento dell’assegno, dando rilievo all’accertamento compiuto dal giudice di merito in ordine alla disparità reddituale in favore della ex moglie, emergente dalle risultanze delle dichiarazioni dei redditi, ed in ordine alla necessità di compensare l’ex coniuge del sacrificio delle proprie aspirazioni professionali per la famiglia, avendo la stessa ex moglie, per la durata non breve della convivenza famigliare, provveduto “in assoluta solitudine (cfr. le severe sentenze penali di condanna del padre ex art. 572 c.p.)”, non avendo l’ex marito adempiuto a sentenza di condanna al risarcimento dei danni anche in favore del figlio. Tale decisione ha avuto una significativa ripercussione sull’attribuzione delle spese legali. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI – 1, ordinanza 20 magio 2021, n. 13724.

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