SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DI MINORENNI

 La sottrazione internazionale si verifica quando un minore, che ha la residenza abituale in un determinato Stato, è trasferito in un altro Stato ad iniziativa di uno dei due genitori e senza il consenso dell’altro.

Alla sottrazione è equiparato il trattenimento del minore in uno Stato diverso da quello di residenza abituale, senza il consenso di uno dei due genitori che esercita la responsabilità genitoriale.

Lo studio dell’avvocato Silvio Viviani si occupa con cura ed attenzione di casi di sottrazione internazionale di minorenni ed illecito trattenimento all’estero.

La convenzione di riferimento è la Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori.

La Convenzione dell’Aja del 1980 è stata ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 15 gennaio 1994 n. 64 ed è attualmente applicata nelle relazioni tra l’Italia e gli Stati elencati nella seguente tabella

Paesi che hanno aderito alla Convenzione Aja 1980
paesi dalla A alla F paesi dalla F alla P paesi dalla P alla Z
Albania Francia Portogallo
Andorra Georgia Regno Unito
Argentina Germania Repubblica Ceca
Armenia Giappone Repubblica Dominicana
Australia Grecia Repubblica di Moldova
Austria Guatemala Romania
Bahamas Honduras San Marino
Belarus Irlanda Saint Kitts e Nevis
Belgio Islanda Serbia
Belize Israele Seychelles
Bosnia Erzegovina Kazakistan Singapore
Brasile Lettonia Slovacchia
Bulgaria Lituania Slovenia
Burkina Faso Lussemburgo Spagna
Canada Macedonia Sri Lanka
Cile Malta Sud Africa
Cina
(solo Hong Kong e Macao)
Marocco Svezia
Cipro Mauritius Svizzera
Colombia Messico Thailandia
Corea del Sud Monaco Trinidad e Tobago
Costa Rica Montenegro Turchia
Croazia Nicaragua Turkmenistan
Danimarca Norvegia Ucraina
Ecuador Nuova Zelanda Ungheria
El Salvador Paesi Bassi Uruguay
Estonia Panama U.S.A.
Federazione Russa Paraguay Uzbekistan
Fiji Perù Venezuela
Finlandia Polonia Zimbabwe

 

L’elenco aggiornato dello stato delle ratifiche e adesioni si trova nell’apposita pagina del sito web della Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato.

Il Regolamento (CE) 2201/2003, applicabile nelle relazioni tra Stati membri dell’Unione Europea (esclusa la Danimarca), contiene norme integrative.

La Convenzione dell’Aja si applica se:

  • lo Stato di residenza abituale prima della sottrazione e lo Stato in cui il minore è stato portato (Stato di rifugio) hanno entrambi ratificato o aderito alla Convenzione dell’Aja del 1980 e hanno reciprocamente accettato l’adesione dell’altro Stato.
  • il minore sottratto ha meno di sedici anni di età. Al compimento del sedicesimo anno, la procedura si interrompe, anche se è già in fase giudiziaria.
  • la persona che richiede il ritorno è il titolare della responsabilità genitoriale sul minore e al momento della sottrazione esercitava effettivamente le corrispondenti funzioni. La titolarità della responsabilità genitoriale e i relativi diritti e doveri vanno verificati alla luce della legislazione in vigore nello Stato in cui il minore aveva la sua residenza abituale prima del trasferimento.
Per i minori che hanno la residenza abituale in Italia, la regola generale è che entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale e di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore (art. 316 codice civile).

E’ consigliabile attivare la procedura al più presto. Infatti, se la domanda per il ritorno è proposta all’autorità giudiziaria entro un anno dalla sottrazione, il giudice è tenuto a ordinare il ritorno del minore, se non ritiene integrate alcune specifiche ipotesi di rifiuto (articolo 13 della Convenzione dell’Aja del 1980). Se invece la domanda è presentata quando è passato più di un anno dalla sottrazione del minore, il giudice dello Stato di rifugio può non ordinare il ritorno, se accerta che il minore si è nel frattempo integrato nel nuovo ambiente.

 La procedura per ottenere il ritorno di un minore sottratto illecitamente è normalmente promossa dall’autorità centrale dello Stato in cui il minore aveva la residenza abituale prima della sottrazione, su richiesta della persona che lamenta la sottrazione. La persona che lamenta la sottrazione può anche decidere di rivolgersi direttamente e autonomamente alle autorità̀ giudiziarie o amministrative dello Stato in cui il minore è stato portato e trattenuto (articolo 29 della Convenzione dell’Aja del 1980).

Negli Stati in cui la procedura giudiziaria deve essere avviata autonomamente dal soggetto vittima della sottrazione, questi deve scegliere un avvocato di fiducia, che dovrà essere pagato per il suo lavoro. E’ però possibile chiedere il patrocinio a spese dello Stato, che è concesso se ricorrono le condizioni (soprattutto di reddito) stabilite dalla normativa interna dello Stato in cui la procedura giudiziaria deve svolgersi. In alcuni Stati il patrocinio a spese dello stato è concesso sempre. In altri Stati l’autorità centrale fornisce assistenza legale per l’attivazione della procedura giudiziaria a costi ridotti.

Lo studio dell’avvocato Silvio Viviani è disponibile a ricevere incarichi per la risoluzione di casi di sottrazione internazionale di minori ed è iscritto nelle liste del gratuito patrocinio.

Per emettere l’ordine di ritorno il giudice dello Stato di rifugio verifica:

  • se il minore sottratto ha meno di 16 anni
  • se prima della sottrazione il minore aveva effettivamente la residenza abituale nello Stato in cui si chiede il ritorno
  • se il soggetto che presenta la domanda di ritorno è titolare della responsabilità genitoriale – comprendente il diritto di decidere il luogo di residenza abituale del minore – e se effettivamente tale soggetto la esercitava al momento della sottrazione
  • se la sottrazione è stata fatta senza il consenso del soggetto titolare della responsabilità genitoriale
  • se la sottrazione è avvenuta da meno di un anno o, se è avvenuta da oltre un anno, se il minore si è integrato nel suo nuovo ambiente.

Anche se sussistono le condizioni elencate al punto precedente, il giudice dello Stato di rifugio non emette l’ordine di ritorno:

  • se risulta che, prima o dopo la sottrazione, il richiedente ha acconsentito al trasferimento
  • se accerta che sussiste un fondato rischio che il minore, ritornando nello Stato di residenza abituale, sia esposto a pericoli fisici e psichici, o comunque possa trovarsi in una situazione intollerabile: ad esempio se emerge una situazione di maltrattamenti
  • se il minore si oppone al ritorno e, per la sua età e maturità, occorre tener conto del suo parere.

La Convenzione stabilisce che le procedure devono avere carattere d’urgenza e non durare più di sei settimane, ma non sempre questo termine è rispettato.

Se un minore è stato illecitamente portato o trattenuto in uno Stato che non ha aderito alla Convenzione dell’Aja del 1980, o la cui adesione non è stata accettata dall’Italia, l’autorità centrale non può intervenire e non è possibile attivare gli strumenti di cooperazione previsti dalla Convenzione stessa. In tali casi, il soggetto che lamenta la sottrazione deve attivare autonomamente, incaricando un avvocato locale, le procedure amministrative o giudiziarie previste dallo Stato in cui il minore è stato portato e trattenuto.

Lo studio dell’avvocato Silvio Viviani si occupa anche di questi casi.

Nel caso in cui un minore sia sottratto dallo Stato estero di residenza abituale e portato in Italia, la Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 viene applicata in Italia secondo la procedura stabilita dalla legge di ratifica del 15 gennaio 1994 n. 64.

La fase istruttoria

La procedura in Italia è attivata dalla richiesta del soggetto che ha subito la sottrazione, presentata prevalentemente per il tramite dell’autorità centrale straniera dello Stato di residenza abituale del minore (ma direttamente dall’interessato, come previsto dall’articolo 29 della Convenzione). L’autorità centrale italiana verifica preliminarmente la sussistenza dei requisiti della domanda e, se la valutazione è positiva, richiede alle forze dell’ordine di procedere alla localizzazione del minore in base alle indicazioni fornite dall’istante.

Localizzazione del minore

Le forze dell’ordine italiane cercano di localizzare il minore e di contattare il sottrattore, per capire meglio la situazione e sondare la disponibilità a riportare il minore nello Stato di residenza abituale.

La fase giudiziaria

Se il sottrattore non intende riportare spontaneamente il minore nello Stato di residenza abituale, l’autorità centrale italiana trasmette l’istanza di ritorno e la documentazione alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni competente in base al luogo in cui si trova il minore.
La procura della Repubblica presenta al tribunale per i minorenni un ricorso e il tribunale fissa l’udienza per la trattazione della domanda di ritorno.
Il soggetto che ha subito la sottrazione viene informato tramite le autorità centrali della data dell’udienza, cui ha diritto di partecipare. Può essere sentito dal giudice. Se il soggetto istante non ha scelto preventivamente un avvocato che lo assista e rappresenti, verrà nominato un difensore d’ufficio, che dovrà comunque essere retribuito.  Nel corso del procedimento  può essere ascoltato il minore se ha raggiunto un’età adeguata.
Il tribunale decide con decreto immediatamente esecutivo. Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione.

La fase esecutiva

L’ordine di ritorno emesso dal tribunale per i minorenni è immediatamente esecutivo. Il ricorso per cassazione non sospende l’esecutività dell’ordine di ritorno. Pertanto, il minore deve essere riportato subito nello Stato della residenza abituale.
La procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni è l’organo competente per l’esecuzione dell’ordine di ritorno, cui provvede avvalendosi prevalentemente dei servizi sociali della giustizia minorile, ove necessario assistiti dalla pubblica sicurezza.

Il riesame

Nelle relazioni tra Stati membri dell’Unione Europea (esclusa la Danimarca) il Regolamento (CE) 2201/2003 prevede una procedura particolare per il caso in cui il giudice competente dello Stato di rifugio abbia negato l’ordine di ritorno per uno dei motivi previsti dall’articolo 13 della Convenzione dell’Aja del 1980 (se cioè abbia ritenuto che il soggetto vittima della sottrazione aveva dato il proprio consenso al trasferimento o vi aveva prestato acquiescenza; se vi è fondato rischio che il minore sia esposto, in caso di ritorno, a pericoli fisici e psichici, o che venga a trovarsi in una situazione intollerabile; se il minore si oppone al ritorno quando abbia un’età e un grado di maturità tali da rendere importante il suo parere).

Quando il diniego dell’ordine di ritorno è fondato su uno di questi motivi, il tribunale per i minorenni italiano che ha emesso la decisione trasmette copia del provvedimento e dei pertinenti documenti, in particolare della trascrizione delle audizioni, all’autorità giudiziaria estera (di solito tramite autorità centrali).

L’autorità giudiziaria estera informa le parti e le invita a presentare entro tre mesi le proprie conclusioni sulla questione dell’affidamento (articolo 11 del Regolamento (CE) 2201/2003).
Se nessuna delle parti si attiva, il procedimento viene archiviato e il minore non farà ritorno, conformemente alla decisione italiana.
Se invece almeno una delle parti presenta delle richieste, l’autorità giudiziaria estera può riesaminare la decisione sul ritorno già adottata dal tribunale per i minorenni italiano, pronunciandosi anche sull’affidamento.

Con questo meccanismo, l’autorità giudiziaria dello Stato estero in cui il minore aveva la residenza abituale al momento della sottrazione, che ha la competenza sulla questione dell’affidamento, ha l’ultima parola anche sulla questione del ritorno e la sua decisione prevale sulla decisione emessa in Italia, Stato di rifugio.