RECUPERO CREDITI SU FATTURE

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L’avvocato Silvio Viviani assiste artigiani, commercianti, aziende medio piccole, professionisti. Hai dei clienti che non ti pagano? Hai emesso delle fatture e non riesci ad incassarle? Rivolgiti immediatamente allo studio dell’avvocato Silvio Viviani! Compila subito il form, scrivi a segreteria@studiolegaleviviani.com o telefona al numero 011.748.624. Preventivo gratuito.

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 Se hai emesso una fattura e non riesci ad ottenerne il pagamento, chiediamo al più presto un decreto ingiuntivo al Tribunale competente e nel più breve tempo possibile iniziamo l’esecuzione, pignorando i beni del tuo creditore. Bloccheremo conti correnti, pignoreremo il quinto dello stipendio, gli immobili, le automobili ed i beni mobili del tuo debitore, insomma faremo tutto il possibile per recuperare i soldi che legittimamente ti spettano! Esperienza ventennale. Affidati subito con fiducia allo studio dell’avvocato Silvio Viviani.

1. La messa in mora
Come primo passo invieremo una pec o una raccomandata di messa in mora, intimando al tuo debitore il pagamento di quanto dovuto entro un termine massimo di cinque-dieci giorni. Decorso inutilmente tale termine, sarà  possibile rivolgersi all’Autorità  Giudiziaria competente, tramite lo studio legale dell’avvocato Silvio Viviani, per vedere tutelate le proprie ragioni.
Si badi bene però: tale regola generale conosce qualche (limitata) eccezione.
Come previsto dall’articolo 1219 del codice civile, infatti, in tre distinte ipotesi non è necessario costituire in mora il debitore.
Più in particolare non è indispensabile intimare preventivamente il pagamento per iscritto nel caso in cui il credito vantato derivi da fatto illecito, nel caso in cui il debitore abbia dichiarato per iscritto di non voler eseguire l’obbligazione e, infine, nel caso in cui la prestazione debba essere eseguita al domicilio del creditore e sia scaduto il termine per adempiere.
2. Il ricorso per decreto ingiuntivo
Come accennato, una volta decorso il termine concesso al debitore per adempiere senza che questi vi abbia provveduto, si potrà  procedere giudizialmente. Se non si è già  in possesso di un titolo esecutivo (come un assegno o una cambiale) il primo passo che il legale può compiere è quello di presentare al giudice competente, tramite lo studio legale dell’avvocato Silvio Viviani, ricorso per decreto ingiuntivo, sempre che se sussistano i presupposti di legge.
Se l’ammontare del credito è inferiore a € 5.000,00 il ricorso va presentato al Giudice di Pace, in tutti gli altri casi l’istanza andrà presentata al Tribunale.
Una volta emesso il decreto ingiuntivo, l’avvocato Silvio Viviani lo notifica al più presto.
Il debitore, se vuole far valere le proprie ragioni contrarie, può proporre opposizione al decreto entro 40 giorni da quello in cui gli è stato notificato.
L’opposizione va proposta, con atto di citazione, dinanzi all’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto.
Con essa si apre un giudizio che si svolge secondo le norme del procedimento ordinario dinanzi al giudice adito.

3. L’atto di precetto
Nel caso in cui, invece, il debitore non proponga opposizione al decreto ingiuntivo, né provveda a sanare il suo debito, lo studio legale dell’avvocato Silvio Viviani chiederà  al Giudice di apporre la cosiddetta formula esecutiva sulla copia del decreto ingiuntivo notificato e redigerà, sulla base di esso, il precetto. Tale atto ha per oggetto l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal decreto ingiuntivo esecutivo entro un termine non minore di 10 giorni, con l’avvertimento che in difetto si procederà  a esecuzione forzata.
Vi sono casi in cui il decreto ingiuntivo viene dichiarato dal giudice provvisoriamente esecutivo già  al momento della sua emissione, con la conseguenza che il legale potrà  provvedere a notificare il precetto unitamente ad esso senza dover attendere gli ordinari 40 giorni.
Ciò avviene nei casi in cui il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato.
L’esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo o se il ricorrente produca documentazione, sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere.
E’ immediatamente esecutivo anche il decreto di ingiunzione che sia stato ottenuto da un amministratore di condominio per la riscossione dei contributi condominiali, in base al bilancio consuntivo e allo stato di ripartizione delle spese approvati dall’assemblea (si veda in proposito: il decreto ingiuntivo contro il condomino moroso).
Occorre infine sottolineare che non sempre per poter emettere un atto di precetto è necessario il decreto ingiuntivo.
In generale, infatti, sono titoli esecutivi necessari per avviare l’esecuzione forzata le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva; le scritture private autenticate (relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute), le cambiali (purchè non sia scaduta l’azione cambiaria), gli assegni, nonchè gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge ad attribuirgli efficacia esecutiva.
4. Il pignoramento
Se non si è giunti ad componimento della controversia, decorsi 10 giorni dalla notifica del precetto e valutate le spese per continuare l’azione esecutiva, non resta che procedere con l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.
L’esecuzione forzata, in via generale, inizia con il pignoramento, ovverosia con un’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi.
Il debitore deve anche essere invitato a dichiarare la sua residenza o il domicilio e ad esso deve essere comunicato che può sostituire ai beni pignorati una somma di denaro, depositandone almeno 1/5 in cancelleria.
Sono 3 le forme di pignoramento che il creditore ha a disposizione per far valere il suo credito:
– Il pignoramento mobiliare;
– il pignoramento immobiliare;
– Il pignoramento presso terzi.

GIURISPRUDENZA RECENTE: 

“Quando il rapporto contrattuale non sia contestato tra le parti, la fattura può costituire un valido elemento di prova e non un mero indizio quanto alla prestazione ivi eseguita, specie nell’ipotesi in cui il debitore abbia accettato senza contestazioni le fatture stesse nel corso dell’esecuzione del rapporto”. (Cass. civ. Sez. III, 15/05/2018, n. 11736)

“In materia di locazione il termine semestrale di decadenza per l’esercizio dell’azione di ripetizione delle somme sotto qualsiasi forma corrisposte dal conduttore in violazione dei limiti e dei divieti previsti dalla stessa legge, previsto dall’art. 79, secondo comma, della legge 392/78, fa sì che, se l’azione viene esperita oltre il detto termine, il conduttore è esposto al rischio dell’eccezione di prescrizione dei crediti per i quali essa è già maturata, mentre il rispetto del termine di sei mesi gli consente il recupero di tutto quanto indebitamente è stato corrisposto fino al momento del rilascio dell’immobile locato, il che si traduce nella inopponibilità di qualsivoglia eccezione di prescrizione”. (Tribunale Roma Sez. VI Sent., 31/01/2018).

“Nelle controversie in materia di comunicazioni elettroniche tra utenti finali ed operatori, l’esperimento del tentativo di conciliazione dinanzi al Corecom è obbligatorio anche per i ricorsi monitori per il recupero di crediti relativi alle prestazioni effettuate, ove vi siano state contestazioni sulle prestazioni, a pena di improcedibilità dell’azione”. (Trib. Milano Sez. XI, 18/07/2017).
 

“L’atto di costituzione in mora non richiede l’uso di formule solenni, né l’osservanza di particolari adempimenti, sicché l’invio di una fattura commerciale – sebbene, di per sé, insufficiente ai fini ed agli affetti di cui all’art. 1219, c. 1, c.c. – può risultare idoneo a tale scopo allorché l’emissione del documento di natura fiscale sia intervenuta in relazione all’esecuzione di un contratto che preveda pagamenti ripetuti a scadenze predeterminate e purché lo stesso risulti corredato dall’indicazione di un termine per il pagamento e dall’avviso che, se lo stesso non interverrà prima della scadenza, il debitore dovrà ritenersi costituito in mora”. (Cass. civ. Sez. III, 05/04/2016, n. 6549). 

“Deve ritenersi che l’onere della prova non vari in tema di obbligazioni allorché il debitore convenuto, oltre a contestare la cifra fatturata sia altresì in grado di provare e dedurre di aver pagato una cifra inferiore o diversa rispetto a quella dovuta atteso che, a norma dell’art. 2734 del Codice Civile circa il valore della confessione, l’aggiunta di fatti favorevoli alla parte che li ha resi appaiono inscindibili oltre che inidonei ad invertire l’onere della prova che resta affidato alle aree di pertinenza di ciascuno”. (Trib. Trento, 02/10/2015).

 

“La mancata risposta all’invito alla stipula di una convenzione di negoziazione assistita non esonera l’istante dal fornire la prova della propria pretesa di credito in ordine al pagamento delle fatture rimaste impagate derivanti da un contratto di fornitura”. (Trib. Mantova, 24/09/2015)

  

“I crediti che scaturiscono da due diversi contratti (nella specie di somministrazione di energia elettrica) possono essere richiesti congiuntamente solo se nel ricorso per decreto ingiuntivo si faccia espresso riferimento alle due differenti fonti negoziali. Infatti, se il creditore agisce per il recupero in via monitoria di due distinti, ma facendo riferimento ad uno solo di essi, il debitore potrà proporre opposizione al fine di ottenere una riduzione della somma ingiunta per la parte che corrisponde al credito scaturente dal contratto non espressamente indicato nel ricorso introduttivo”. (Trib. Nuoro, 27/09/2011).